Il volto

Il bar sulla piazza era sempre tranquillo, pochi avventori abituali, un via vai di gente che si fermava per prendere qualcosa mentre se ne andavano altrove in città. L’anziano era seduto davanti al suo cappuccino, con al fianco il cornetto rigorosamente ripieno di marmellata, con il quotidiano aperto davanti. La larga vetrata permetteva di vedere il riquadro grande della piazza, con il selciato in pietre tonde e i palazzi ben ristrutturati, abitati dalla “gente bene”. Lui abitava più in periferia, ma il caffè di quel locale era il migliore e i cornetti non erano da meno. Così ogni mattina, con qualsiasi tempo, usciva dal suo appartamento e camminava fino a lì, per godersi la sua colazione da pensionato. La porta dell’ingresso si aprì, entrò una ragazza giovane con una borsa piena di fogli di musica e si diresse verso il bancone per ordinare. Al vederla l’anziano fece un mezzo sorriso e con un cenno segnalò al barman di mettere la consumazione sul suo conto. :”Il signor Gerolamo le offre la colazione, se non le spiace. – le disse il barman indicando l’uomo seduto al tavolino – Se vuole posso portarle tutto al suo tavolino…” La ragazza si girò e riconobbe l’uomo che le aveva parlato il sabato di Pasqua, dopo l’esibizione del coro e dell’orchestra che lei dirigeva, fece un cenno di assenso e si avvicinò al tavolino. L’anziano si alzò, con antica cortesia le spostò la sedia e la fece accomodare. :”La ringrazio, – disse la ragazza – non doveva disturbarsi.” L’uomo si schermì :”No, no, devo ancora scusarmi per la scena un po’ patetica… è il minimo.” La ragazza aveva bene in mente l’accaduto: alla fine del concerto le si era avvicinato, facendole i complimenti e dicendole che lei gli ricordava una ragazza a cui aveva tenuto molto tanto tempo prima. Aveva percepito in lui una profonda tristezza, a quel ricordo, riferendosi ad un abbraccio chiesto e rifiutato.  Lei era uno spirito romantico, aveva capito la profondità del sentimento e, in fondo, aveva anche un po’ di curiosità. Così le venne spontaneo chiedere all’anziano :”Com’era lei?” Si mise subito la mano davanti alla bocca e arrossì e riprese scusandosi :”Mi spiace… sono veramente maleducata… mi scusi, davvero.” L’altro sorrise e le rispose :”No, non si scusi. Sono io che ho iniziato il discorso e che non avrei dovuto importunarla. Lasci però che mi allarghi un po’, per risponderle. Devo dire che non ho una formazione classica, ho sempre letto molto, di tantissimi argomenti, mi ritengo un lettore onnivoro. E tra le varie letture ho divorato anche libri sull’amore, sul romanticismo, sul piacere… Mi sono sempre detto, leggendo, che gli aggettivi usati erano eccessivi, trucchi letterari, voli pindarici. In particolare la famosa frase fatta :”Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.” La ragazza di cui le ho parlato era bella, davvero, ma forse non la più bella tra le donne che incontravo. Però quando la vedevo mi incantavo a guardarle il viso. Nel scorrevo con lo sguardo le linee, le osservavo gli occhi scuri… e restavo imbambolato. Se non la incontravo, pur avendola sempre in mente, potevo anche illudermi di mantenere il controllo dei miei sentimenti, ma quando la vedevo era come se scendesse un incantesimo su di me. Ho letto tanto anche di magia, non ho mai creduto davvero che esista, nel senso di formule magiche o sortilegi, però davanti a lei mi incantavo, davvero, mi veniva in mente Merlino, il potente mago imprigionato dalla persona che gli aveva stregato il cuore.” Anche la ragazza si era incantata, immaginava come doveva essere quella ragazza, quanta grazia e bellezza per incantare così. Si alzò a malincuore, doveva andare, anche se avrebbe voluto poter rimanere ad ascoltare ancora. Ringraziò per la colazione, si girò per andare, ma tornò poi a rivolgersi all’anziano :”Mi scusi… lei passa di frequente qui?” :”Tutte le mattine.” La ragazza, dopo questa risposta, continuò :”Ho appena firmato un contratto per insegnare musica qui vicino, per un anno resterò qui… Se non le spiace… magari tornerei a trovarla, qualche mattina.” L’uomo le sorrise ancora dicendo :”Quando vorrà mi troverà qui. Sarò felice di rivederla.” Mentre correva verso la scuola di musica la ragazza sorrideva pure lei.

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