Il gusto

Quel mattino, al bar della piazza, l’anziano era arrivato con un piccolo plico di fogli. Mentre si accomodavano e attendevano l’arrivo dei caffè li passò alla maestra di musica. :”Questi sono racconti che ha scritto, tempo fa, un amico, in un blog. – le disse – Parlano di una biblioteca e di una maestra, con i ricci. Lì ha scritti per me… gli raccontavo di quella ragazza, l’ha trasformata in quella maestra. A me sono piaciuti, mi dica se piacciono anche a lei.” Si diedero appuntamento per il pomeriggio della domenica, nei giorni successivi lei avrebbe partecipato a un corso di aggiornamento. Arrivato il giorno furono di nuovo allo stesso tavolino, lei gli restituì i fogli e gli disse :”I racconti  mi sono piaciuti molto, ma confessi… lei è il bibliotecario!” L’uomo arrossì un po’ :”Sì. Il mio amico mi prendeva un po’ in giro… Ma ho lasciato per ultimo un racconto. Ha a che fare con il gusto, mi sono accorto che, parlando di quei tempi, siamo riusciti a scorrere quattro sensi: la vista, il tatto, l’udito, l’odorato… mancavano il gusto… e questo racconto. Lo legga, mi dirà poi.” Catamarò, il caffè e il cioccolato All’uscita da scuola Catamarò restò di stucco. Quello non era il suo vero nome, se lo era scelto lei, pensando a un catamarano, simbolo del suo amore per il mare e la navigazione. Studiava per diventare capitano di nave, realizzando così il suo sogno di bambina. E davanti a lei, ora, c’era la sua maestra delle elementari, quella che ricordava con un affetto sconfinato. Le si buttò al collo e restò abbracciata a lei per un sacco di tempo. :”Mi hai fatto una bellissima sorpresa! – le disse, una volta sciolto l’abbraccio – Ma… come hai fatto a saperlo?” L’espressione della maestra era eloquente, Catamarò fece un grande sorriso :”Te lo ha detto lui! Il bibliotecario! Lo hai rivisto! Voi..” La ragazza fece cenno di no con la testa :”Fermati, Catamarò… no, nessun noi.” Il sorriso si spense subito, ma poi riprese, anche se un  po’ meno luminoso :”Beh, almeno ti ho rivisto. Vieni, andiamo a prenderci un caffè!” La maestra la guardò sollevando un sopracciglio :”Bevi caffè?” Catamarò rise di cuore :”Dai, non fare così! Sono cresciuta, senza il caffè come farei a studiare di notte? Non è facile, sai, diventare capitani di lungo corso! Qui vicino fanno un caffè speciale, ci mettono un po’ di cioccolato, ha un gusto incredibile.” Il volto della maestra si irrigidì un po’, ma per non spegnere di nuovo l’entusiasmo della sua scolara non disse niente. Era davvero buono quel caffè e Catamarò si stupì, quando la vide con gli occhi un po’ lucidi. :”E’ che questo gusto… – le spiegò la maestra – Mi ricorda tanto una volta, con lui… eravamo insieme, in un bar come questo.” La ragazza le prese una mano, dicendole :”Non ci hai più ripensato? Mai? Nemmeno una volta? Sai che ho sempre fatto il tifo per lui!” La maestra fece cadere il silenzio, con il cucchiaino raccattò un po’ di zucchero rimasto sul fondo della tazzina, poi si alzò e andò a pagare. Uscirono a braccetto, dal locale, senza dire altro, camminando verso il parcheggio dove la maestra aveva lasciato la macchina. Si abbracciarono e si baciarono, la maestra salì sulla macchina e prima di chiudere la porta disse a Catamarò :”Chissà perché certe cose si dicono sempre al momento di lasciarsi… forse perché così si evitano altre domande. Sì, ci ho ripensato, tante volte. Ma non è bastato ripensarci.” Chiuse la porta, fece partire il motore e se ne andò via, lasciando Catamarò a salutare con la mano.

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