La caramella

Per quanto con le nuvole, la giornata era stata piacevole, con una temperatura ideale per camminare, l’anziano e la maestra di musica avevano fatto una passeggiata in periferia, verso le colline. L’uomo aveva portato la sua vecchia reflex digitale e scattato qualche foto. La ragazza scattava invece con il suo smartphone. :”Quale genere fotografico preferisce?” Le chiese l’uomo. :”Un po’ tutti i generi… In realtà non sono molto abile, mi piace più che altro usare gli scatti come memoria di quanto visto e vissuto. vedo che lei ha una bella macchina, una professionale.” L’anziano fece segno di no, con la testa :”No, no, è una buona fotocamera, ma quelle professionali sono altre, con altri costi. A me piace la fotografia, in particolare fare ritratti. Ma non ho tante occasioni, così ripiego sul paesaggio e sulle foto ravvicinate, sui particolari. Ho un obiettivo dedicato a questo, un macro.” Fece vedere qualche scatto sul display posteriore della fotocamera. Continuarono a camminare, sino a ritornare verso il centro del paese e verso il bar. Presero entrambi una tazza di tè con i dolcetti. Lei disse :”Mi piacciono molto i particolari. A volte rivelano lati delle persone e degli ambienti che non si immaginano neppure. E a volte, proprio per un particolare, si arrivano a provare emozioni intense e inaspettate.” Ancora una volta l’uomo si perse nei ricordi e poi cominciò a parlare :”Lei era una brava fotografa, aveva intuito, capacità, sensibilità. Nelle sue foto c’era sempre qualcosa di magico, un po’ come era lei. Ma non è di una foto il particolare che mi ha colpito di più… Era un giorno in cui c’eravamo visti quasi di sfuggita, in quel periodo lei era quasi scostante con me, ironica, a volte al limite del sarcasmo. Era un mese dopo quel sabato. Mi aveva offerto un dolce, ai datteri, che io avevo rifiutato. E mi aveva preso in giro, dicendo che ero in dieta e che magari quel giorno lì non avevo neppure mangiato. Aveva ragione, mi conosceva bene. Così lasciò il contenitore con i dolcetti su un tavolo e andò via, ritornando poco dopo con due caramelle. E mi guardò, negli occhi. Presi una delle due caramelle, senza dire niente e la mangiai. Lei mi infilò l’altra caramella in una tasca del giubbino, senza che io me ne accorgessi. Quella caramella mi cadde in terra, due giorni dopo, mentre estraevo di tasca le chiavi di casa. Un particolare… stupido, insignificante… A me fece venire una fitta al cuore.” Finirono il tè, chiacchierarono ancora un po’ e, mentre si alzavano per tornare alle rispettive case, l’uomo riprese :”Non so cosa avesse voluto comunicarmi, con quel gesto. Ma per me è stato un particolare importante, è stato come se mi avesse detto che, nonostante tutto, in un modo tutto suo, ci teneva un po’ a me. Non abbastanza… un po’, solamente un po’.”

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