La cerimonia (image by Viola)

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Tutto era pronto. Nella stanza della casa la famiglia, riunita, indossava gli abiti della festa, anche se era un giorno lavorativo. In un altra casa, un’altra famiglia, attendeva anch’essa abbigliata per la festa. I bambini guardavano attoniti: era la prima volta che assistevano, tutto era nuovo per loro. E già questa era una cosa strana e incredibile. C’era qualcosa che non avevano mai visto, nemmeno sui loro schermi virtuali. L’incaricata tolse strani oggetti da una scatola, li dispose su di un tavolo pulitissimo, mise guanti di cotone candidi. Sul piano del tavolo c’era un rettangolo, fatto di un materiale incredibile, di colore beige chiaro. L’incaricata prese un tubo, questo in plastica, schiacciò un pulsante e da una estremità del tubo uscì una punta. La mano che reggeva il tubo prese una strana postura, il tubo si avvicinò al rettangolo e… comparve una linea nera sul rettangolo. I bambini lanciarono grida di meraviglia e ordinarono al loro assistente elettronico personale di riprendere immagini ad altissima risoluzione, che alla velocità della luce girarono nei meandri del cloud globale, disperdendosi in maniera virale. L’incaricata terminò di tracciare linee, ripose il tubo, piegò il rettangolo e lo infilo in… Da parte dei bambini fioccarono domande ai loro assistenti elettroni personali, il ping di risposta, stavolta, ebbe qualche tentennamento, ma alla fine, nel cloud globale, si seppe che quella era una busta. L’incaricata tolse una striscetta dalla busta (gli assistenti concordavano: era una parola arcaica non più in uso nel cloud globale), piegò un piccolo lato, girò la busta e applicò una altro rettangolino, piccolissimo, nell’angolo destro in alto della busta. Nuova frenetica cloud consultazione: francobollo. parola dal suono assolutamente inusuale, nonostante i traduttori vocali. Di nuovo venne estratto il tubo, nuove linee nere, tubo riposto. Le ricerche visual ci avevano messo un tempo assurdamente lungo a rispondere: quelle linee si chiamavano indirizzo. L’incaricata, presa da una frenesia improvvisa, salì sulla sua piattaforma a levitazione magnetica e la diresse velocemente in un angolo della via fuori dall’abitazione. Un comando vocale fece aprire una parete, al di là della parete uno stranissimo oggetto appeso al muro, dall’aria antichissima e rovinata, rosso-arancio stinto. La scritta che componeva fu interpretata a fatica nel cloud globale, poste era non solo una parola obsoleta, ma non esisteva nemmeno più il concetto dietro alla parola. L’incaricata infilò la busta (ora che era sigillata e affrancata si chiamava, incredibile a pensarsi, lettera) nell’oggetto (cassetta della posta… giornata memorabile nel cloud globale. I mi piace fioccavano come meteoriti sulla superficie di un veicolo spaziale). In un istante arrivò una persona (qualcuno aveva approntato una app specifica e il cloud globale era in grado di dare risposte in tempi più normali), un postino, aprì la cassetta della posta, estrasse la lettera, la timbrò con un apposito accessorio, poi si diresse velocemente verso la famiglia in attesa. Davanti alla casa, una volta controllato l’indirizzo (ormai la gente non sapeva più come fare per condividere tutta questa novità con gli amici della propria lista di contatti) premette su di un lato della porta di ingresso per due volte (rimando cloud globale: antico riferimento “Il postino suona sempre due volte”) e consegnò la lettera all’incaricata dell’altra famiglia. Tutto il resto della cerimonia era catalogato, nelle riprese condivise, come riservato alle cerchie famigliari, ma si sa… non si può nascondere nulla nel cloud globale. Davanti alla famiglia riunita la busta fu aperta, foglio della lettera steso e un assistente elettronico personale compitò la scritta. “Vi vogliamo tanto bene.”

 

(foto di Viola  www.violetadyliopinionistapercaso.wordpress.com )

4 pensieri su “La cerimonia (image by Viola)

  1. Con appena qualche “licenza” proiettata in un futuro più futuro di questa nostra epoca, con sagacia hai descritto il presente! Delizioso il racconto, ma che nostalgia delle lunghe lettere della Prozia Francesca che raccontava un’intera epoca, vergando il foglio con la sua scrittura elegante! Grazie a lei so dove affondano le mie radici.

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    • Il vero pegno che pago a quest’epoca (sono un entusiasta della tecnologia, ma con un cuore ancora rivolto al passato, per certe cose) è per i benefici della tastiera… la mia grafia è veramente pessima. Ma la gioia di ricevere una lettera da una persona cara è impagabile, non c’è mail che tenga! E le tue radici sono belle e profonde, sei davvero una persona speciale. Buona serata, Silvia.

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