Le piccole felicità

Quel giorno, prima della festa, l’anziano era di un umore strano. Ormai la maestra di musica riusciva a capirlo: anche se argomentava con convinzione, raccontava, partecipava… sotto sotto c’era qualcosa che lo turbava. La ragazza si interruppe di botto, a metà di un discorso, facendo cadere il silenzio. Lui fece la faccia allibita. :”Ho detto qualcosa di sbagliato?” Lei rispose :”No. E’ quello che non ha detto, Quello che sta pensando, quello che la distrae e, secondo me, la disturba.” Il volto dell’uomo si fece serio :”Ha perfettamente ragione. Sono uno stupido. C’è che… odio gli ospedali. Non mi fraintenda, sono utili, indispensabili. Ma vedere in quei letti persone care che soffrono… Io avrei dovuto farci il callo, con i malati avevo occasione di essere spesso a contatto, per lavoro. Eppure… è l’immagine di una persona, splendida, vista in uno di quei letti, che mi scombussola. Mi ha fatto venire in mente una cosa che avevo scritto… non sapevo se fargliela leggere. Eccola.” Le mise di fianco alla tazzina di caffè un foglietto. Lei lo lesse, non disse nulla, continuò a tenerlo tra le mani, mentre riprendevano a discutere di altro. Alla fine, alzandosi, Chiese :”Posso tenerlo?” L’uomo le fece cenno di sì. Uscirono dal bar, nella piazza, camminarono. Al momento di salutarsi lei lo accarezzò sul viso :”Capisco – disse – Ha ragione. Ci vediamo domani, al bar della piazza” Gli diede un bacio sulla guancia, si girò ed entrò nella casa dove abitava.

 

Non lasciare per strada,

quelle piccole felicità

che puoi raccogliere.

Prendile, assaporale, falle tue…

perché in un attimo

tutto potrebbe cambiare

e di colpo,

non esserci più tempo,

nemmeno per rimpiangere.

13 pensieri su “Le piccole felicità

  1. Bel racconto, versi delicati. È vero, ogni giorno dobbiamo fermarci a raccogliere piccoli tesori: un sorriso, un bel cielo, anche un caffè perfetto può andare bene. Dopo (e non sappiamo quando) non ci sarà più tempo e non è detto che in un’intera vita si devono per forza realizzare gli eventi memorabili nella cui preparazione spesso sprechiamo tutte le nostre energie.

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  2. (E’strano come poi anche parlare di felicità faccia quasi nostalgia).
    Leggevo e pensavo come questo “mestiere” di scrivere ci rende quasi migliori, se riusciamo a riversare nelle storie -storie come questa magari- frammenti di sentire che cola ovunque.
    O forse le parole ci rendono semplicemente più inclini ad intrecciare corde, che magari un giorno serviranno per salvare un’altra storia che poteva non essere raccontata. O salveranno noi quelle corde là.
    Questo pensavo, volevo lasciarlo a te che ne sei padre e autore.
    Ciao, G.

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