Due per caso

Se gli avessero chiesto il nome, quel buffo essere avrebbe risposto :”Folletto del Bosco. Folletto il nome, del Bosco il cognome, il del con la minuscola, mi raccomando, che non sono nobile e principi, re e regine li lascio bollire nel loro brodo!” Aveva una casa dentro un albero cavo, non tanto ordinata, ma si sa, nel proprio disordine uno trova tutto. Un giorno bussarono alla porta. Lui gridò :”Chi è?” Non sentì niente e riprese a fare quello che stava facendo… non ricordandosi di essere un po’ sordastro. Bussarono di nuovo, più forte. Di nuovo :”Chi è?” Stavolta gli sembrò di sentire qualcosa, allora, per non riconoscere di essere sordastro e per non riprendere a urlare, che già gli si seccava la gola, andò ad aprire. Si trovò davanti a una ragazza. La guardò dall’alto al basso, era piacevole da guardare, ma poi non si mosse. Anche lei lo guardò, dal basso… al basso, Folletto non era un granché alto, poi, visto che lui non si muoveva, gli scivolò di sotto il braccio che teneva aperta la porta e si introdusse all’interno. :”Va bene, puoi entrare!” Gridò lui… di solito, anche se era sordastro, parlava a voce molto bassa, ma stavolta era per ribadire il concetto a quell’importuna che non aspettava nemmeno il permesso. :”Io mi chiamo Topilarellabiancamariagiovannasofonisba Del Pilar y Sapiença. Per brevità mi chiamano tutti Topi. tu come ti chiami.” :”Io non mi chiamo mai. – rispose lui, scorbutico, ma poi proseguì – gli altri mi chiamano Folletto del Bosco, con la del minuscola…” Non riuscì a finire la tiritera solita :”Ah! Non sei nobile! La mia famiglia sì, ma io non amo la nobiltà e non mi piace il consommé che servono al palazzo del re. Quindi me ne sono venuta via. Qui mi piace, starò con te per un po’. O per tanto, se ci si trovasse bene insieme. Posso fare qualche cambiamento? Sì? Grazie. Va bene. Ecco questo lo mettiamo così e quest’altro cosà!” Folletto era allibito. Dopo un po’ era molto peggio che allibito, era allibitissimo! Quella matta aveva messo sottosopra tavoli e sedie :”Non sono meglio, adesso? Su, su, un po’ di cambiamento! Ci mancava una mano femminile, qui!” Folletto si fiondò a chiudere a chiave una stanza, infilando poi la chiave dentro allo scollo della maglietta… :”Non dirmi che non devo aprire quella stanza, altrimenti farò una brutta fine… Questa favola è già stata scritta e ormai non è più di moda! Molla la chiave!” Folletto fece segno di no con la testa, Topi lo attaccò con il solletico ai fianchi, sperando di fargli saltar fuori la chiave mentre rideva, ma lui non fece una piega. :”Non soffro il solletico.” Disse, ma la ragazza non aspettò nemmeno un attimo: prese un vaso da una credenza, lo colpì in testa e mentre lui stramazzava gli sottrasse con destrezza la chiave e aprì la porta. Dietro c’era una stanza piena di macchine fotografiche e obiettivi, tastiere, monitor, e amenità elettroniche varie. Quando lui si risvegliò la stanza era completamente diversa. I monitor ora erano a soffitto, con le tastiere e mouse sul pavimento, mentre macchie foto e obbiettivi era disposti artisticamente in bilico in cima ad armadi e comò. :”Va bene – fece Folletto – ora mi do’ un pizzicotto per svegliarmi. Questo è solo un incubo!” Topi lo colpì alla nuca con la borsa fotografica imbottita e lo fece di nuovo piombare in terra. :”Ma allora è un vizio! – si lamentò lui – Un pizzicotto era più che sufficiente!” Lei si strinse nelle spalle e replicò :”Ma perché fare le cose a metà?” Mentre finiva di dire questo le scappò l’occhio sull’armadio della cucina :”Marmellata di fragole! E fragoline di bosco fresche! Le mie preferite!” Si teletrasportò in cucina, prima che lui potesse fare un gesto, tirò fuori vasetti e cestelli e si mise a mangiare in modalità orso affamato. In men che non si dica si sbafò tutto e poi chiese :”Tutto qui? Avrei ancora un po’ di fame…” Folletto era impegnato a cercare sull’elenco del telefono il numero dell’esorcista più vicino… con il monitor attaccato al soffitto era più comoda la buona, vecchia carta…

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